SOLARE TERMICO

Il sole è una fonte di energia inesauribile, che può essere raccolta, immagazzinata e usata per molteplici scopi. L’impianto solare termico permette di utilizzare il sole per il riscaldamento delle abitazioni e per riscaldare l’acqua sanitaria.
Questa tipologia di impianto può essere installata al posto di una caldaia tradizionale, la quale utilizza combustibili fossili quali i derivati del petrolio, oppure in abbinamento ad una caldaia di nuova concezione, magari a pellet o a condensazione, per migliorarne l’efficienza e il risparmio economico.
Il sole, tramite i suoi raggi solari, riscalda la superficie terrestre ed è su questo semplicissimo concetto che si basa il solare termico. Grazie al principio dell’irraggiamento, è possibile raccogliere l’energia solare e accumularla.
Esistono due varianti di impianto solare termico, ovvero quello a Circolazione Naturale, più economico e compatto, e quello a Circolazione Forzata, avente una migliore resa e un costo di installazione superiore.

Solare Termico a Circolazione naturale


Tutti sappiamo che l’acqua calda tende a salire, e prendere il posto di quella fredda che ridiscende. Sulla base di questo semplice principio fisico si basa il funzionamento dell’impianto a circolazione naturale. Installando un boiler appena al di sopra del pannello solare, si potrà quindi accumulare il calore raccolto dal fluido che circola nel circuito in maniera naturale. L’efficienza di questo tipo di impianto, ovviamente, cala durante i mesi invernali, quando le temperature esterne molto basse tendono a far raffreddare il serbatoio.
Possono essere utilizzati per impianti di piccole dimensioni, normalmente non superano infatti i 5 metri cubi di acqua. Questo significa che il loro scopo principale è quello di sostituire i classici boiler delle case, per il riscaldamento dell’acqua sanitaria, o per riscaldare piccoli locali.
Quanto descritto vale per tutti gli impianti a circuito aperto, ovvero quando l’acqua calda utilizzata è la stessa che viene riscaldata dall’impianto. Se invece si vuole riscaldare una quantità maggiore di acqua, si deve procedere all’installazione di un sistema a circuito chiuso, il quale mediante uno scambiatore di calore, trasferisce il calore raccolto al serbatoio dell’acqua sanitaria e non va quindi a riscaldare la stessa.

Solare Termico a Circolazione forzata
Quando sono necessarie quantità maggiori di acqua, o magari non è possibile posizionare il serbatoio sopra i pannelli, si utilizza questa tecnologia.
L’impianto solare termico a circolazione forzata è ideale per i climi freddi, ed è indicato per il Nord Italia, mentre è d’obbligo per i paesi del Nord Europa.
Questo sistema utilizza prevalentemente la tecnologia a circuito chiuso, descritta in precedenza.
Solitamente viene utilizzata una miscela di acqua e antigelo, la quale scorre dentro ai tubi grazie ad una pompa elettrica. Questo liquido si riscalda attraversando i pannelli e rilascia il suo calore all’interno del serbatoio, grazie ad una particolare serpentina che ottimizza lo scambio di calore. Questa versione più semplice differisce dalla circolazione naturale a circuito chiuso, solo per l’aggiunta di una pompa elettrica che permette di posizionare il serbatoio ovunque.
Una piccola centralina elettronica controlla la temperatura del liquido nel pannello e quella dell’acqua nel serbatoio. Per evitare sprechi di energia elettrica, la pompa viene attivata solamente quando la temperatura dei pannelli supera quella del serbatoio. Nonostante questi accorgimenti, si deve effettuare uno studio per valutare l’effettivo risparmio che una famiglia può ottenere da questo sistema, rispetto a quello tradizionale a circolazione naturale, quando è tecnicamente possibile installare entrambi.

Il sistema perfetto: Solare Termico e Caldaia ad Alta Efficienza
La perfezione forse non esiste, ma sicuramente un impianto solare termico non può garantire una resa al 100% se non viene abbinato ad una caldaia tradizionale, magari a pellet o a condensazione per sfruttare al meglio le detrazioni fiscali.
Nei giorni in cui il sole tende a essere troppo coperto dalle nuvole, l’acqua potrebbe non riuscire a scaldarsi a sufficienza. Allo stesso modo, se viene installato a casa di una famiglia numerosa, dopo diverse docce, la temperatura dell’acqua sanitaria potrebbe scendere troppo.
In questo caso le soluzioni da adottare sono fondamentalmente due, ovvero abbinare una caldaia istantanea, in grado cioè di sopperire in maniera immediata al calo di calore, oppure una caldaia tradizionale in grado di mantenere la temperatura del serbatoio a temperatura costante.
Qualsiasi sia la soluzione, in uscita dal serbatoio non può mancare un collegamento ad una valvola di miscelazione. L’acqua sanitaria va infatti fornita ai rubinetti ad una temperatura controllata, solitamente attorno ai 45 gradi Centigradi.

Solare Termico: Vantaggi e Risparmio per una Famiglia
L’energia solare rimane qualcosa di incredibilmente enorme, basti pensare che è 15.000 volte superiore al fabbisogno energetico mondiale.
Installare un impianto solare termico da molti vantaggi ad una famiglia media:
• garantisce un risparmio sulla bolletta del riscaldamento di almeno il 50%
• si può integrare al proprio impianto o ad uno nuovo, magari a energie rinnovabili
• permette di detrarre una parte del costo di acquisto, grazie alla detrazione fiscale
• le varie tipologie si adattano a qualsiasi abitazione
• il valore dell’abitazione aumenta, insieme alla classe energetica dell’immobile
• si riduce l’emissione di CO2 nell’atmosfera

Nuovi incentivi alle Rinnovabili

Bozza Decreto FER 2018-2020 sui nuovi incentivi alle energie rinnovabili: sette bandi di gara ed aste al ribasso, agevolazioni per tutte le fonti, anche fotovoltaico.

Nuovi incentivi alle energie rinnovabili, anche per il fotovoltaico: sono previste ben sette procedure di gara fra il 2018 e il 2020 nel decreto per il triennio in corso.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a punto la bozza di provvedimento, che ora deve terminare l’iter di approvazione (Ambiente, Authority, Conferenza Unificata e Commissione UE).

Obiettivo, sostenere la produzione di energia elettrica dagli impianti alimentati a fonti rinnovabili attraverso la definizione di incentivi e modalità di accesso che promuovano l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità degli oneri di incentivazione.

In pratica, si delinea un meccanismo di incentivi rinnovabili che prevede per gli impianti ammissibili di potenza fino a 1 MW l’iscrizione ad appositi registri e per quelli di potenza superiore la partecipazione alle aste al ribasso. Le procedure di registro e asta si svolgono in modalità telematica. Il decreto fissa requisiti specifici per ogni settore e requisiti generali.

Bandi di gara
Accedono ai meccanismi di incentivazione:
• impianti di nuova costruzione, integralmente ricostruiti e riattivati, di potenza inferiore a 1 MW;
• impianti oggetto di potenziamento, se la differenza fra il valore della potenza prima e dopo l’intervento sia inferiore a 1 MW;
• impianti oggetto di rifacimento di potenza inferiore a 1 MW.

Gli impianti devono iscriversi negli appositi registri, suddivisi per le varie tipologie di energia prodotta (il decreto descrive le procedure di iscrizione). I bandi sono organizzati in tre gruppi:
• Gruppo A: impianti eolici, impianti fotovoltaici;
• Gruppo B: idroelettrici, geotermoelettrici, impianti a gas residuati dei processi di depurazione, impianti alimentati da gas di discarica;
• Gruppo C: impianti eolici, idroelettrici o geotermoelettrici oggetto di rifacimento totale e parziale.

Sono previsti sette bandi, con le seguenti date di apertura: 30 novembre 2018, 30 marzo 2019, 30 luglio 2019, 30 novembre 2019, 30 marzo 2020, 30 luglio 2020, 30 novembre 2020.

Ogni bando mette a disposizione una determinata potenza per ogni categoria di impianto. Ci sono 30 giorni dalla pubblicazione del bando per presentare le domande, e le graduatorie verranno poi pubblicate entro 90 giorni dalla chiusura dei bandi. Le richieste di partecipazione vanno presentate al GSE, utilizzando gli appositi modelli.

Gli impianti di potenza superiore ai limiti sopra indicati, accedono agli incentivi a seguito di partecipazione a procedure di asta al ribasso per la definizione del livello di incentivazione, nei limiti dei contingenti di potenza.

Articolo tratto da PMI.

Seminario: Innovazioni nella climatizzazione radiante – i sistemi a secco

La Klimaleader ringrazia tutti i Tecnici (Architetti, Geometri, Periti Industriali, Ingegneri) per la grande partecipazione all’incontro del 08 Marzo 2018 con oggetto le “Innovazioni nella climatizzazione radiante – i sistemi a secco”.

Le presenze, l’attenzione degli intervenuti, gli argomenti trattati, l’organizzazione e non da ultimo l’esposizione dei relatori che è stata sintetica ed efficace, hanno contribuito al buon esito del seminario.

Vi aspettiamo per altri appuntamenti.

Klimaleader srl.

   

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Dal 2018 gli edifici nuovi o ristrutturati devono coprire con le rinnovabili almeno il 50% dei consumi

Scatta da quest’anno l’obbligo di coprire con rinnovabili il 50% dei consumi degli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti. lo prevede, dopo le proroghe degli scorsi anni, il Decreto Rinnovabili (Dlgs 28/2011).

Rinnovabili, dal 2018 obbligo al 50%

Gli impianti di produzione di energia termica degli edifici realizzati o ristrutturati in base a titoli abilitativi presentati dal 1° gennaio 2018 devono essere progettati e realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria e del 50% della somma dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento.

Gli obblighi, specifica la norma, non possono essere assolti tramite impianti da fonti rinnovabili che producano esclusivamente energia elettrica che a sua volta alimenti dispositivi o impianti per la produzione di acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento.

Per i titoli abilitativi richiesti entro il 31 dicembre 2017 resta fermo l’obiettivo di soddisfare con rinnovabili il 35% dei consumi degli impianti termici.

Non sono soggetti all’obbligo gli edifici allacciati ad una rete di teleriscaldamento che copra l’intero fabbisogno di calore per il riscaldamento degli ambienti e la fornitura di acqua calda sanitaria.

Per energia da fonti rinnovabili, ai sensi del D.lgs. 28/2011, si intende l’energia proveniente da fonti rinnovabili non fossili, vale a dire energia eolica, solare, aerotermica (accumulata nell’aria ambiente sotto forma di calore), geotermica (immagazzinata sotto forma di calore nella crosta terrestre), idrotermica (immagazzinata nelle acque superficiali sotto forma di calore) e oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas.

Nel caso in cui, per impossibilità tecniche certificate dal progettista, non sia possibile rispettare la normativa, la norma richiede comunque di ottenere un indice di prestazione energetica complessiva dell’edificio che risulti inferiore rispetto al pertinente indice di prestazione energetica complessiva reso obbligatorio ai sensi del D.lgs 192/2005.

Rinnovabili, le regole per la progettazione degli impianti

In caso di utilizzo di pannelli solari termici o fotovoltaici disposti sui tetti degli edifici, la norma prescrive che i componenti siano aderenti o integrati nei tetti, con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda.

La potenza elettrica degli impianti alimentati da fonti rinnovabili che devono essere obbligatoriamente installati sopra o all’interno dell’edificio o nelle relative pertinenze, misurata in kW, deve essere calcolata secondo la formula indicata nell’Allegato 3 al D.lgs. 28/2011.

Rinnovabili nei centri storici e negli edifici pubblici

Nei centri storici l’obbligo è ridotto del 50% o non si applica qualora il progettista dimostri che l’introduzione delle rinnovabili comporti un’alterazione incompatibile con il valore storico e artistico dell’edificio.

Negli edifici pubblici, invece, l’obbligo è incrementato del 10%.

Articolo tratto da Edilportale.

Bonus risparmio energetico 2018

Bonus risparmio energetico 2018: ecco la guida a tutte le novità e su quali lavori si applica la detrazione fiscale dal 50% e fino al 75% della spesa sostenuta.

 

Bonus risparmio energetico 2018: con il nuovo anno sono state introdotte importanti novità sulla detrazione fiscale e sulle agevolazioni per chi effettua lavori volti a ridurre i consumi di energia.

Il bonus per il risparmio energetico, meglio noto come Ecobonus, è stato notevolmente modificato dalla Legge di Bilancio 2018, con la quale è stata differenziata l’aliquota della detrazione fiscale.

Il calcolo dello sconto di cui si potrà beneficiare dovrà essere effettuato applicando le due aliquote differenziate del 50% e del 65% e l’importo riconosciuto è determinato sulla base degli obiettivi di risparmio energetico che sarà possibile conseguire con i lavori effettuati a partire dal 1° gennaio 2018.

Vediamo di seguito nel dettaglio cos’è e come funziona il bonus risparmio energetico 2018, per quali lavori spetta e come si determina l’importo della detrazione fiscale riconosciuta.

Bonus risparmio energetico 2018: cos’è

Per prima cosa cerchiamo di capire cos’è il bonus risparmio energetico in vigore dal 1° gennaio 2018: si tratta della detrazione fiscale introdotta con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici necessari per la climatizzazione invernale e estiva.

L’obiettivo è quello di ridurre i consumi di energia delle famiglie, consentendo tra l’altro di risparmiare sulle bollette gas e luce, e di introdurre agevolazioni che consentano di ridurre le emissioni di materie inquinanti e di tutelare l’ambiente.

Per chi si chiede cos’è il bonus risparmio energetico è bene ricordare che si tratta del meglio conosciuto Ecobonus, l’agevolazione che consente di beneficiare di uno sconto Irpef che va dal 50% e fino al 75% (per i lavori nei condomini) anche nel 2018.

Proprio per i lavori effettuati dal 1° gennaio 2018 sono state introdotte importanti novità, tra cui la riduzione del bonus per il risparmio energetico per chi intende cambiare la caldaia o sostituire gli infissi.

Come funziona il bonus risparmio energetico 2018

Il bonus risparmio energetico 2018 consente di beneficiare di una detrazione fiscale Irpef o Ires (può essere richiesta anche dai titolari di reddito d’impresa), ripartita in 10 anni e da utilizzare in riduzione per il pagamento delle imposte.

Per i lavori ammessi nel perimetro degli interventi di riqualificazione energetica è bene ricordare che la detrazione fiscale spetta soltanto per gli immobili già esistenti e non per quelli in corso di costruzione.

L’Ecobonus spetta nel 2018 sia per i lavori effettuati su parti comuni di edifici condominiali che su edifici privati e possono beneficiarne anche i contribuenti incapienti (cioè che non pagano le imposte sui redditi), optando per il meccanismo di cessione del credito).

Per quanto concerne le spese ammesse in detrazione fiscale l’Agenzia delle Entrate, in applicazione di quanto previsto dalla legge, ha stilato un elenco nella sua guida (che dovrà tuttavia esser aggiornato con le novità della Legge di Bilancio 2018).


Di seguito tutti i dettagli su quando si può richiedere il bonus riqualificazione energetica 2018 e i limiti di spesa.

Bonus risparmio energetico 2018: per quali lavori spetta?
Per i lavori effettuati a partire dal 1° gennaio 2018 il bonus risparmio energetico spetta per un importo pari al 50% della spesa sostenuta in relazione ai seguenti interventi:
• sostituzione e posa in opera di infissi;
• sostituzione e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con l’installazione di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A;
• installazione schermature solari (es. tapparelle, persiane, tende esterne).

La detrazione si applica nella misura del 65% per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con:
• impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A e contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti;
• impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro,
• spese sostenute all’acquisto e posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione.

Il bonus del 65% spetta anche per le spese di:
• acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti sostenute dal 1° gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2018, fino ad un massimo di 100.000 euro di spesa;
• installazione di pannelli solari e impianti di coibentazione.
• interventi di domotica, cioè installazione di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, produzione di acqua calda e climatizzazione nelle unità abitative.

Limiti di spesa
La detrazione del 50% o del 65% potrà essere richiesta per i lavori ammessi al bonus risparmio energetico 2018 entro i seguenti limiti di spesa:
• 100.000 euro per gli interventi di riqualificazione energetica;
• 60.000 euro per gli interventi sull’involucro dell’edificio;
• 30.000 euro per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
• 60.000 euro per l’installazione di pannelli solari.
Bonus risparmio energetico condomini al 75%

Come abbiamo già specificato la detrazione fiscale per i lavori di risparmio energetico si applica anche alle spese documentate e rimaste a carico del contribuente per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio, sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2021.

L’Ecobonus, ovvero la detrazione Irpef o Ires, sale al 70% dell’importo speso per gli interventi sull’involucro con un’incidenza superiore al 25% della superficie dell’edificio, e al 75% per miglioramento della prestazione energetica invernale e estiva.

L’importo massimo di spesa sul quale calcolare la detrazione prevista dall’incentivo per il risparmio energetico dei condomini è di 40.000 euromoltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.

Dal 1° gennaio 2017 possono usufruire della detrazione anche gli istituti autonomi di case popolari comunque denominati.
Chi può richiedere il bonus risparmio energetico 2018?

Il bonus per il risparmio energetico 2018 è rivolto a tutti i contribuenti, anche i titolari di reddito di impresa, che risultino possessori di un immobile in favore del quale vengono posti in essere interventi tra quelli precedentemente elencati.

Nel dettaglio, i contribuenti che possono richiedere la detrazione fiscale del 65% o del 75% nel caso di interventi condominiali sono:
• i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali);
• le associazioni tra professionisti;
• gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale;
• persone fisiche ovvero: titolari di un diritto reale sull’immobile, condomini per gli interventi sulle parti comuni, inquilini, coloro che possiedono un immobile in comodato, familiari o conviventi che sostengono le spese.

Come pagare e quali documenti conservare
In merito alle modalità di pagamento delle spese sostenute, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che le regole del pagamento variano:
• nel caso di contribuenti non titolari di reddito d’impresa, il pagamento delle spese deve essere effettuato esclusivamente tramite bonifico bancario o postale. I contribuenti nel versamento con bonifico dovranno indicare la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il numero di partita Iva o il c.f. del soggetto a favore di cui si effettua il pagamento;
• i contribuenti titolari di reddito d’impresa non sono soggetti all’obbligo di pagare tramite bonifico ma l’importante è conservare idonea documentazione per la prova delle spese.
Al netto dell’obbligo di inserire correttamente le spese nella dichiarazione dei redditi, il contribuente dovrà inviare all’ENEA i seguenti documenti:
• asseverazione di un tecnico abilitato o la dichiarazione resa dal direttore dei lavori;
• attestazione di partecipazione ad un apposito corso di formazione in caso di autocostruzione dei pannelli solari.
• certificazione energetica dell’immobile fornito dalla Regione o dall’Ente locale o attestato di qualificazione energetica predisposto da un professionista abilitato.

È previsto che entro 90 giorni dal termine dei lavori di riqualificazione energetica bisognerà trasmettere all’Enea, in modalità telematica, la scheda informativa degli interventi realizzati e la copia dell’attestato di qualificazione energetica.
Se i lavori riguardano più periodi d’imposta, bisognerà comunicare le spese effettuate nei periodi precedenti all’Agenzia delle Entrate. In questo caso la presentazione dovrà avvenire entro 90 giorni dal termine del periodo d’imposta, o per via telematica o attraverso intermediari abilitati.

Tratto da: “Informazione Fiscale”

POMPA DI CALORE

 La pompa di calore rientra tra i sistemi rinnovabili, in quanto sfrutta fonti naturali quali aria, terra e acqua, garantendo nel tempo un buon risparmio energetico. Questa apparecchiatura difatti, sfruttando una quantità minima di energia elettrica o di gas, riesce a produrre una quantità superiore di energia termica: nello specifico 1 kWh di energia elettrica produce fino a 5 KWh e più di energia termica.

Le pompe di calore non servono solo per riscaldare un ambiente, ma anche per rinfrescarlo (pompe di calore reversibili), funzionando come refrigeratori.

La pompa di calore ha il massimo beneficio in abbinamento a sistemi di riscaldamento a bassa temperatura (30 – 40°C) come impianti radianti a pavimento parete o soffitto e fancoil. Inoltre è possibile utilizzarle per riscaldare l’acqua sanitaria di un impianto domestico.

La pompa di calore agisce in maniera molto semplice: preleva la temperatura da una sorgente fredda e la innalza per ottenere maggiore calore. Una pompa di calore ad esempio potrebbe utilizzare il calore esterno per mantenere caldi gli ambienti di un edificio o di un’abitazione.        Nel funzionamento non sono previste combustioni di gas o altri materiali, ma viene utilizzata solo l’energia elettrica, che a sua volta può essere prodotta ricorrendo direttamente a fonti rinnovabili elettriche, come il fotovoltaico o eolico.                                                                                                        In questo caso quindi si ha il completo abbattimento dei costi, in quanto la stessa energia necessaria viene auto prodotta.

PERCHÉ INSTALLARE UN FOTOVOLTAICO: ”Rispetto l’ambiente e Risparmio”

Chi installa un impianto fotovoltaico fa del bene alla comunità perchè riduce le emissioni di CO2 e aiuta a ridurre le importazioni di energia dall’estero. Ma c’è dell’altro…

Grazie alla detrazione del 50% per i privati o al super ammortamento 140% per le aziende, l’investimento in un impianto può ripagarsi da solo in circa 4 anni.

Poiché i pannelli di ultima generazione offrono un rendimento di qualità per almeno 30 anni, ogni euro investito nel fotovoltaico può produrre un ritorno cumulato di almeno cinque volte l’investimento iniziale.

LE 3 NOVITÀ CHE AUMENTANO IL GUADAGNO

Quest’anno molti hanno approfittato dei nuovi accumuli, che permettono di conservare l’energia prodotta e non consumata sul momento.

Altri invece hanno iniziato a sfruttare gli ottimizzatori, dispositivi intelligenti che aumentano la resa dell’impianto fino al 20-25%.

E tanti hanno abbinato il fotovoltaico alle pompe di calore, per produrre gratuitamente acqua calda, riscaldamento e climatizzazione estiva.

QUANTO COSTA UN IMPIANTO
Il tipico impianto domestico da 3kW costa circa 6mila euro che, grazie alla detrazione 50%, diventano circa 3mila euro di costo effettivo.

Nel caso di un impianto aziendale la dimensione e quindi il prezzo finale dipendono molto dalla situazione e dalle esigenze specifiche. Inoltre per le aziende e/o attività commerciali lo Stato e l’Europa mettono a disposizione finanziamenti importanti che differiscono per tipologia di attività e periodo di realizzazione degli impianti.

 

 

 

BONUS ENERGIA 2018

Arriva una proroga di un anno per il bonus energia e per quelli relativi alle ristrutturazioni energetiche e all’acquisto di mobili.

Per quanto riguarda le ristrutturazioni, la detrazione del 50% fino a 96.000 euro di spesa è ammessa anche per lavori di ristrutturazione avviati a partire dal 1° gennaio 2018.

Per quanto riguarda i mobili, la detrazione è del 50% su una spesa massima di 10 mila euro, per un arredamento destinato all’appartamento oggetto di ristrutturazione.

Ma il piatto delle agevolazione si arricchisce di uno sconto ad hoc, del 36% per una spesa fino a 5.000 euro, per la sistemazione a verde di aree scoperte di edifici e immobili esistenti. Lo sconto è previsto anche per impianti di irrigazione e la realizzazione di pozzi, copertura a verde e giardini pensili.

Scende invece dal 65% al 50% il bonus energia per finestre, infissi, schermi solari, sostituzione impianti climatizzazione invernale «con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, fino ad un valore massimo della detrazione di 30 mila euro».

Entro 60 giorni con uno o più decreti i ministeri competenti (Sviluppo economico, Economia, Ambiente e Trasporti) dovranno definire i requisiti tecnici che devono soddisfare gli interventi che beneficiano delle agevolazioni.

Le detrazioni per il miglioramento energetico degli edifici vale anche per le spese sostenute a livello condominiale, fino ad un importo massimo di 5 mila euro ad appartamento: in questo caso la detrazione vale per il condomino, nel limite massimo della quota a lui imputabile.

Le detrazioni saranno applicate purché i pagamenti siano effettuati con strumenti idonei a consentire la tracciabilità delle operazioni ed è ripartita in 10 quote annuali costanti e di pari importo, a partire dall’anno in cui sono state sostenute le spese e per gli anni successivi.

Articolo tratto da “Corriere Della Sera” .