Chernobyl: dopo 32 anni l’energia arriverà dal sole

Era il 25 Aprile 1986, quando il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl scoppiò, rilasciando dieci volte il quantitativo radioattivo della bomba di Hiroshima.

Morirono in 31; ci fu panico in tutta Europa, migliaia furono i morti attribuibili al nucleare lungo i decenni successivi. Vennero evacuati in 115,000 da un’area di 2,500 chilometri quadrati. La zona d’esclusione aveva un raggio di 30 chilometri dalla centrale e trasformò la città di Pripyat, dove vivevano tutti i lavoratori della centrale nucleare, in una ghost-town ferma al 1986.

Dopo 32 anni l’area è ancora abbandonata, casa di improbabile vegetazione e fauna selvatica. Ogni tanto qualcuno va li a fare foto di un passato che non esiste più e di un presente spettrale, introspettivo, triste e toccante allo stesso tempo. E’ anche nata una specie di industria del turismo con circa 4,500 visitatori nel 2017.
In realtà attività nucleare non venne tutta fermata nel 1986. Il reattore 4, quello che scoppiò, continuò ad operare fino al 1990; e questo perché era più facile lasciare le barre di generazione di energia esaurirsi da sole piuttosto che entrare dentro la centrale e rimuoverle. Si sono spente da sole dopo quattro anni. Il reattore 2 venne chiuso nel 1991 dopo un incendio, il reattore 1 venne chiuso nel 1996, e finalmente il reattore 3 che continuò ad operare fino al 2000.
Dal 2000 ad oggi Chernobyl non ha prodotto niente.
Fino ad oggi.
Perché questa è una storia di speranza.
E infatti è poi arrivato Evgeny Variagine, con la sua Rodina Energy Group, e con il suo progetto “Solar Chernobyl”.
Si, Solar Chernobyl. La centrale tornerà a produrre energia, ma non dal nucleare, quanto dal fotovoltaico.
La Rodina Energy Group d’Ucraina con a capo Mr. Variagine ha creato una partenership nel 2017 con la ditta tedesca Enerparc per mettere su una centrale solare di un megawatt a cento metri dal reattore 2 abbandonato.
Solar Chernobyl è un inizio. Costerà 1.2 milioni di dollari e porterà energia a 2000 famiglie, Fra sette anni i ricavati copriranno gli investimenti.
Dal canto suo il governo dell’Ucraina offre incentivi in termini di costi bassi per investitori, come per esempio per affittare i terreni (appunto abbandonato!) e alti ritorni per la generazione di energia che verrà immessa in rete.

L’idea è partita nel 2016 quando il ministro dell’ecologia del paese annunciò di volere riutilizzare circa 2,500 chilometri quadrati di terreno attorno a Chernobyl. La terra è troppo radioattiva per l’agricoltura, e anche per viverci, ma ci sono ancora linee elettriche degli anni settanta ed ottanta che connettevano la centrale di Chernobyl ad altre città più lontane e che possono ancora essere usate.
E da qui l’idea del solare per trasformare l’area in qualcosa di più produttivo.
Sorgeranno qui 3,800 pannelli solari, fissati su strati di cemento e non scavati nel terreno, perché è vietato. Sul fondo, il reattore numero 4 coperto dal “sarcofago” costruito da un consorzio francese nel 2016 e costato 1.5 miliardi di euro. Il sarcofago è ermeticamente sigillato; dentro ci sono impianti controllabili in remoto che hanno finalmente smantellato il reattore interno. La struttura è pensata per contenere qualsiasi altro rilascio reattivo dal reattore 4. E’ stato anche costruito un nuovo impianto per lo stoccaggio di materiale radioattivo.

Rodinia ed Enerparc verranno pagate 15 centesimi di euro per ogni kilowatt-ora generata fino al 2030. Questo è circa il 40% in più rispetto ai costi medi del resto d’Europa, a causa ovviamente dei rischi e del fatto che il sito non è ottimale. Per Rodina ed Enerparc è un buon affare, ed infatti, l’idea è di sviluppare altri 99 megawatt di energia solare, per arrivare da uno a cento megawatt.

Al momento l’Ucraina ha dodici impianti nucleari arrivi e altre tre centrali solari: due in Crimea, Okhotnykovo e Perovo Solar Parks, costruite nel 2011 e che generano 82 e 100 megawatt ciascuna. Nel 2012 invece e’ stata costruita Starokozache Solar Park ad Odessa, con 42 megawatt. Le prime due pero’ sono state perse nel 2014 con l’annessione della Crimea alla Russia. E non solo, adesso il gas russo non arriva più in Ucraina e così Chernobyl può anche rappresentare un passo in avanti verso la generazione di energia “made in Ucraina” e non importata dalla Russia.

Altre ditte hanno espresso interesse a generare energia dal sole a Chernobyl: la Engie Sa di Francia, addirittura pensa di creare un progetto da mille megawatt. Come possono mancare i cinesi? E infatti ci sono ben due ditte che da Pechino vogliono venire ad investire qui: la GCL System Integration Technology e la China National Complete Engineering Corporation.
In totale ci sono 60 richieste.
Dal canto suo, la Rodina sviluppa progetti solari in Ucraina, Bielorussia, Turchia, Armenia e Kazakhstan, avendo installato circa 150 megawatt in totale. Fra queste, il progetto di Bielorussia da 4.2 megawatt che è nella zona di esclusione di Chernobyl.
Il piano originale per Chernobyl era di costruire 12 reattori. Nel 1986 erano funzionali il reattore 1, 2, 3 e 4. Il 5 e il 6 erano in costruzione. Il 7 e l’8 erano in progettazione. E poi lo scoppio.
Nel 1986 Chernobyl quei quattro reattori generavano mille megawatt l’uno – un totale di 4 gigawatt.

Nel 2018 Chernobyl quell’unica centrale solare genererà un megawatt di energia.
Siamo ovviamente molto lontani da ciò che si produceva qui 32 anni fa, ma chissà che con tutta questa attività, idee, voglia di fare, e magari con un po’ di tempo, che il sole non possa arrivare a superare l’energia generata dall’atomo.
Senza radioattivizzare nessuno.

                                                          

 

Tratto da dorsogna.blogspot