Shanghai Tower, il più alto ed efficiente grattacielo della Cina

      

Una torre di 362 metri di altezza che caratterizza lo skyline di Shanghai e unisce progettazione sostenibile, efficienza energetica e architettura futuristica


Situata accanto alla vicina Jin Mao Tower e al World Financial Center di Shanghai, nel cuore della Lujiazui Finance and Trade Zone nel distretto di Pudong, la Shanghai Tower è, con i suoi 362 metri, l’edificio più alto della Cina e il secondo più alto al mondo, dopo il Burj Khalifa di Dubai.

Si tratta di un edificio ad altissima efficienza energetica, in classe A, realizzato dallo studio di architettura Gensler con criteri di sostenibilità. La forma a spirale e trasparente della torre caratterizza il progetto, integrando architettura innovativa nel rispetto della tradizione architettonica di Shanghai, in una sorta di collegamento tra passato e futuro. La spirale ruota di circa 1° per piano e la sezione orizzontale esegue una rotazione di 120° attorno all’asse verticale.

La Torre alta 127 piani, può ospitare fino 16 mila persone, divenendo praticamente una piccola città verticale, e comprende uffici, bar, ristoranti, negozi, un centro congressi, un hotel di lusso e spazi ricreativi culturali e di intrattenimento. Ogni zona è inoltre arricchita da giardini verticali e aree verdi che migliorano il microclima e la qualità dell’aria.

 

Nel 2016 la Shanghai Tower ha vinto il Tall Buildings and Urban Habitat (CTBUH) come miglior grattacielo del mondo.

I progettisti dello studio Gensler hanno posto molta attenzione alla tecnologia costruttiva, il grattacielo è formato da nove cilindri posti uno sopra l’altro, che definiscono le diverse aree, e sono racchiusi da un doppio strato di vetro.

Un altro elemento importante, considerando l’altezza del grattacielo e che si tratta di una zona soggetta a violenti tifoni, è quello della gestione del vento. Le vetrate sono state progettate, dopo una serie di test nella galleria del vento, per diminuire le sollecitazioni del vento fino al 24%. Scelta che ha permesso anche di utilizzare meno materiale, per esempio il 25% in meno di acciaio strutturale, assicurando consistenti risparmi. Un aspetto delicato e seguito con la massima attenzione è stato anche quello delle fondazioni, considerato che l’area è fortemente sismica e il terreno argilloso.

 

La facciata realizzata con un doppio strato di vetro è trasparente e assicura illuminazione naturale, ottima coibentazione, diminuendo i consumi energetici di riscaldamento e raffrescamento.

In cima all’edificio sono installate turbine eoliche ad asse verticale che potranno generare fino a 350.000 kWh all’anno di energia elettrica.
Il progetto comprende inoltre un impianto geotermico per gli spazi interni nel seminterrato della torre, un sistema di raccolta e riciclo delle acque piovane, e un impianto combinato di produzione di calore ed energia elettrica da 3,0 MW.
Grazie alle scelte sostenibili e all’utilizzo, quando possibile, di materiali di riciclo, la torre ha ottenuto la certificazione China Green Building Three Star e la certificazione LEED® Platinum da parte del Green Building Council degli Stati Uniti.

Chernobyl: dopo 32 anni l’energia arriverà dal sole

Era il 25 Aprile 1986, quando il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl scoppiò, rilasciando dieci volte il quantitativo radioattivo della bomba di Hiroshima.

Morirono in 31; ci fu panico in tutta Europa, migliaia furono i morti attribuibili al nucleare lungo i decenni successivi. Vennero evacuati in 115,000 da un’area di 2,500 chilometri quadrati. La zona d’esclusione aveva un raggio di 30 chilometri dalla centrale e trasformò la città di Pripyat, dove vivevano tutti i lavoratori della centrale nucleare, in una ghost-town ferma al 1986.

Dopo 32 anni l’area è ancora abbandonata, casa di improbabile vegetazione e fauna selvatica. Ogni tanto qualcuno va li a fare foto di un passato che non esiste più e di un presente spettrale, introspettivo, triste e toccante allo stesso tempo. E’ anche nata una specie di industria del turismo con circa 4,500 visitatori nel 2017.
In realtà attività nucleare non venne tutta fermata nel 1986. Il reattore 4, quello che scoppiò, continuò ad operare fino al 1990; e questo perché era più facile lasciare le barre di generazione di energia esaurirsi da sole piuttosto che entrare dentro la centrale e rimuoverle. Si sono spente da sole dopo quattro anni. Il reattore 2 venne chiuso nel 1991 dopo un incendio, il reattore 1 venne chiuso nel 1996, e finalmente il reattore 3 che continuò ad operare fino al 2000.
Dal 2000 ad oggi Chernobyl non ha prodotto niente.
Fino ad oggi.
Perché questa è una storia di speranza.
E infatti è poi arrivato Evgeny Variagine, con la sua Rodina Energy Group, e con il suo progetto “Solar Chernobyl”.
Si, Solar Chernobyl. La centrale tornerà a produrre energia, ma non dal nucleare, quanto dal fotovoltaico.
La Rodina Energy Group d’Ucraina con a capo Mr. Variagine ha creato una partenership nel 2017 con la ditta tedesca Enerparc per mettere su una centrale solare di un megawatt a cento metri dal reattore 2 abbandonato.
Solar Chernobyl è un inizio. Costerà 1.2 milioni di dollari e porterà energia a 2000 famiglie, Fra sette anni i ricavati copriranno gli investimenti.
Dal canto suo il governo dell’Ucraina offre incentivi in termini di costi bassi per investitori, come per esempio per affittare i terreni (appunto abbandonato!) e alti ritorni per la generazione di energia che verrà immessa in rete.

L’idea è partita nel 2016 quando il ministro dell’ecologia del paese annunciò di volere riutilizzare circa 2,500 chilometri quadrati di terreno attorno a Chernobyl. La terra è troppo radioattiva per l’agricoltura, e anche per viverci, ma ci sono ancora linee elettriche degli anni settanta ed ottanta che connettevano la centrale di Chernobyl ad altre città più lontane e che possono ancora essere usate.
E da qui l’idea del solare per trasformare l’area in qualcosa di più produttivo.
Sorgeranno qui 3,800 pannelli solari, fissati su strati di cemento e non scavati nel terreno, perché è vietato. Sul fondo, il reattore numero 4 coperto dal “sarcofago” costruito da un consorzio francese nel 2016 e costato 1.5 miliardi di euro. Il sarcofago è ermeticamente sigillato; dentro ci sono impianti controllabili in remoto che hanno finalmente smantellato il reattore interno. La struttura è pensata per contenere qualsiasi altro rilascio reattivo dal reattore 4. E’ stato anche costruito un nuovo impianto per lo stoccaggio di materiale radioattivo.

Rodinia ed Enerparc verranno pagate 15 centesimi di euro per ogni kilowatt-ora generata fino al 2030. Questo è circa il 40% in più rispetto ai costi medi del resto d’Europa, a causa ovviamente dei rischi e del fatto che il sito non è ottimale. Per Rodina ed Enerparc è un buon affare, ed infatti, l’idea è di sviluppare altri 99 megawatt di energia solare, per arrivare da uno a cento megawatt.

Al momento l’Ucraina ha dodici impianti nucleari arrivi e altre tre centrali solari: due in Crimea, Okhotnykovo e Perovo Solar Parks, costruite nel 2011 e che generano 82 e 100 megawatt ciascuna. Nel 2012 invece e’ stata costruita Starokozache Solar Park ad Odessa, con 42 megawatt. Le prime due pero’ sono state perse nel 2014 con l’annessione della Crimea alla Russia. E non solo, adesso il gas russo non arriva più in Ucraina e così Chernobyl può anche rappresentare un passo in avanti verso la generazione di energia “made in Ucraina” e non importata dalla Russia.

Altre ditte hanno espresso interesse a generare energia dal sole a Chernobyl: la Engie Sa di Francia, addirittura pensa di creare un progetto da mille megawatt. Come possono mancare i cinesi? E infatti ci sono ben due ditte che da Pechino vogliono venire ad investire qui: la GCL System Integration Technology e la China National Complete Engineering Corporation.
In totale ci sono 60 richieste.
Dal canto suo, la Rodina sviluppa progetti solari in Ucraina, Bielorussia, Turchia, Armenia e Kazakhstan, avendo installato circa 150 megawatt in totale. Fra queste, il progetto di Bielorussia da 4.2 megawatt che è nella zona di esclusione di Chernobyl.
Il piano originale per Chernobyl era di costruire 12 reattori. Nel 1986 erano funzionali il reattore 1, 2, 3 e 4. Il 5 e il 6 erano in costruzione. Il 7 e l’8 erano in progettazione. E poi lo scoppio.
Nel 1986 Chernobyl quei quattro reattori generavano mille megawatt l’uno – un totale di 4 gigawatt.

Nel 2018 Chernobyl quell’unica centrale solare genererà un megawatt di energia.
Siamo ovviamente molto lontani da ciò che si produceva qui 32 anni fa, ma chissà che con tutta questa attività, idee, voglia di fare, e magari con un po’ di tempo, che il sole non possa arrivare a superare l’energia generata dall’atomo.
Senza radioattivizzare nessuno.

                                                          

 

Tratto da dorsogna.blogspot

Seminario: Innovazioni nella climatizzazione radiante – i sistemi a secco

La Klimaleader ringrazia tutti i Tecnici (Architetti, Geometri, Periti Industriali, Ingegneri) per la grande partecipazione all’incontro del 08 Marzo 2018 con oggetto le “Innovazioni nella climatizzazione radiante – i sistemi a secco”.

Le presenze, l’attenzione degli intervenuti, gli argomenti trattati, l’organizzazione e non da ultimo l’esposizione dei relatori che è stata sintetica ed efficace, hanno contribuito al buon esito del seminario.

Vi aspettiamo per altri appuntamenti.

Klimaleader srl.

   

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Sahara Forest Project: un programma “nobile” e sostenibile

Nel deserto della Giordania, a pochi chilometri di distanza dalla città portuale di Aqaba, fa decisamente caldo. Le temperature medie sfiorano i 40 gradi e non piove quasi mai. Ma proprio per questo, il sito è stato scelto per accogliere il Sahara Forest Project, l’innovativo progetto sostenibile di agricoltura nel deserto voluto e sponsorizzato dal re Abdullah II di Giordania e dal principe di Norvegia Haakon.

Possiamo proprio parlare di un progetto “nobile” visto il lignaggio dei maggiori finanziatori. A sostenere l’iniziativa si sono mossi anche il governo norvegese, l’Unione Europea e la Max Fordham, azienda inglese specializzata in ingegneria innovativa.
Il progetto è stato avviato nel 2008 ed è ancora in fase di sviluppo.

Le risorse su cui gli ingeneri della Max Fordham hanno ragionato molto sono stati il sole, il mare e la sabbia stessa, pianificando un sistema olistico che sfruttasse al massimo gli elementi disponibili per creare un circolo virtuoso e sostenibile.

Sono partiti progettando delle serre ultratecnologiche con all’interno postazioni per il controllo delle piante.

Dopo una serie di analisi termiche svolte nel sito, è stata immaginata una soluzione molto intelligente per raffreddare le colture e fornire umidità. In pratica, l’aria secca del deserto viene convogliata sopra cuscinetti di acqua marina che la raffredda e la rende umida. Di seguito, viene fatta fluire nelle serre.

Per procurarsi l’acqua dolce necessaria per l’irrigazione, invece, si sfrutta soprattutto l’evaporazione e la condensazione di quella marina. Ma non solo, sul soffitto delle serre  trovano posto degli impianti di raccolta dell’umidità che si forma durante la notte e che viene trasformata in acqua dolce.

A livello energetico, quando il progetto sarà completo, verrà alimentato da una torre costituita da pannelli solari.

Oltre a fornire energia, il calore prodotto servirà anche per riscaldare l’acqua marina, contribuendo a ottenere acqua dolce. In questo futuristico esempio di agricoltura nel deserto, per il momento, si coltivano solo cetrioli che risultano i meno difficili da far prosperare. Ma il progetto prevede un ampliamento delle colture nei prossimi anni.

 

vivi sostenibile

POMPA DI CALORE

 La pompa di calore rientra tra i sistemi rinnovabili, in quanto sfrutta fonti naturali quali aria, terra e acqua, garantendo nel tempo un buon risparmio energetico. Questa apparecchiatura difatti, sfruttando una quantità minima di energia elettrica o di gas, riesce a produrre una quantità superiore di energia termica: nello specifico 1 kWh di energia elettrica produce fino a 5 KWh e più di energia termica.

Le pompe di calore non servono solo per riscaldare un ambiente, ma anche per rinfrescarlo (pompe di calore reversibili), funzionando come refrigeratori.

La pompa di calore ha il massimo beneficio in abbinamento a sistemi di riscaldamento a bassa temperatura (30 – 40°C) come impianti radianti a pavimento parete o soffitto e fancoil. Inoltre è possibile utilizzarle per riscaldare l’acqua sanitaria di un impianto domestico.

La pompa di calore agisce in maniera molto semplice: preleva la temperatura da una sorgente fredda e la innalza per ottenere maggiore calore. Una pompa di calore ad esempio potrebbe utilizzare il calore esterno per mantenere caldi gli ambienti di un edificio o di un’abitazione.        Nel funzionamento non sono previste combustioni di gas o altri materiali, ma viene utilizzata solo l’energia elettrica, che a sua volta può essere prodotta ricorrendo direttamente a fonti rinnovabili elettriche, come il fotovoltaico o eolico.                                                                                                        In questo caso quindi si ha il completo abbattimento dei costi, in quanto la stessa energia necessaria viene auto prodotta.